Ma dove vanno i Curriculum Vitae?

•February 9, 2011 • 1 Comment

Mille curriculum inviati: ai musei, alle biblioteche, ai negozi di abbigliamento, agli studi medici, agli studi legali, alle palestre…

Contratti offerti di ogni tipo: a tempo determinato, di inserimento somministrazione di mano d’opera, apprendistato, part-time, lavoro ripartito, a domicilio, distacco o comando, intermittente, telelavoro, lavoro occasionale, contratto di appalto, contratto ENASARCO, libera professione con partita IVA, contratto di associazione in partecipazione, contratto di agenzia, a progetto. Di alcuni ignoravo l’esistenza.

Anche se mi ero promessa che mai più avrei messo piede in uno di quei maledettissimi call centers… beh ho ripetuto l’errore: perseverare diabolicum est!

Telemarketing e teleselling, due parole per confonderti, il cui significato è: importunare tutti con promozioni di ogni tipo, dai contratti telefonici agli inviti a finte visite mediche il tutto condito da personalità carismatiche in grado di prendere in giro tutti quei nominativi che ti passano sotto gli occhi su fogli di carta o nel caso di call center evoluti su fogli excel oppure su programmi ad hoc…per loro!

L’ultima avventura in una questi luoghi “sforna” posti di lavoro mi è capitata proprio lunedì…ebbene sì, dei mille curriculum inviati, solo quelli inviati ai call centers hanno esito positivo (ma come mai?!?)!

Tornando a lunedì: appuntamento alle 8,55 a.m. (orario particolare per appuntamento di lavoro, no?!?). Mi presento puntuale, nè un minuto più nè minuto meno. Suono al campanello dell’interno a cui corrisponde l’agenzia che mi ha contattata. Passano 15 secondi. Nessuno apre. Anche se non sono un postino risuono di nuovo. Niente. Risuono per la terza volta e finalmente alle 9,10 a.m. mi aprono o meglio mi apre un tizio (che per comodità chiamiamo Jiufugersediopz): camicia viola, capelli a spazzola sistemati uno ad uno con il gel, percing al naso, jeans strettissimi…ho pensato che fosse quello il motivo di tanta attesa (motivo 1).

Il nostro Jiufugersediopz si presenta come se niente fosse con un sorriso a 32 denti chiedendomi scusa per l’attesa. Mi sentivo buona e non ho replicato che con un’espressione del volto alquanto scocciata.

Nel mentre delle sue scuse con sorriso, sistemava la sua camicia viola nei pantaloni strettissimi (motivo 2: era al bagno).

Mi mostra la stanza adibita al call center: 5m x 4m, un buco per 20 persone.

Mi presento con tutti… piacere Caterina… piacere Valeria… piacere Caterina… piacere Giorgio e così di seguito… ma sei nuova? Che fai? Hai i soldi? (a questa domanda rimasi sbalordita).

Mi assegnano una postazione. Accanto a me si siede Jiufugersediopz e facciamo “formazione”  tête-à-tête. Sono ipnotizzata dalle sue sopracciglia perfette e mi chiedo perché le mie non siano mai così?!?

Lui parla, parla, parla…ogni tanto qualche goccia di saliva esce dalla sua bocca e va a formare piccole bollicine trasparenti sui fogli di carta e sulla mia pelle… mi allontano.

Alle 11 decide di fare una pausa e mi invita ad andare a prendere un caffè con lui.

Prendiamo il caffè e parliamo bene di alcuni punti che non mi erano ben chiari riguardo la retribuzione… ringrazio e scappo via….

Soffocare di Chuck Palahniuk

•January 10, 2011 • 2 Comments

  Titolo: Soffocare
  Autore: Chuck Palahniuk
  Anno: 2003 – 279 pag

  Editore: Mondadori (Piccola biblioteca oscar)

 

  

 

Chuck Palahniuk è uno scrittore davvero particolare, al quale ho avuto modo di avvicinarmi l’estate scorsa  su consiglio di una mia amica.

Basta leggere la prima pagina per convincersi che “Soffocare” vale il prezzo del biglietto:

“Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. Salvati. Ci sarà pure qualcosa di meglio alla tv. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti a un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirare su due soldi. Ti regali una cena fuori. Ti tingi i capelli.”

Il suo modo di scrivere mi ha conquistata a tal punto di riuscire a leggere il romanzo in breve tempo. Coinvolgente e appassionante, rivela in chiave nichilista e anche un po’ ironica  temi forti della nostra società, criticando essa e Noi.   

Il protagonista è Victor Mancini, un giovane sulla trentina, ex aspirante dottore, che, fin da piccolo, ha avuto un’esistenza travagliata a causa della madre che, purtroppo, continuerà ad assillarlo con le sue strane idee fino alla morte. Victor ha due problemi: dipendenza dal sesso e mancanza di soldi. 

Il sesso è per Victor un modo per sfuggire dalla misera realtà che lo circonda tanto da diventarne una dipendenza e  solo in quel momento la sua mente resta libera da ogni pensiero. Il protagonista  cerca di curare tale problematica recandosi a riunioni di dipendenti, dove ci si racconta le proprie esperienze e si cerca di capire il perchè che sta alla base della dipendenza stessa.

Per la mancanza di soldi, invece, Mancini architetta un fantasioso sistema: si reca nei ristoranti si riempie la bocca di cibo fino a strozzarsi, in attesa dell’eroe di turno disposto a salvarlo in qualche modo. Così facendo ottiene l’affetto di cui ha bisogno, fa sentire un eroe un’altra persona alla quale si lega in maniera indissolubile e dalla quale riceve un regalo in pecunia, quasi come si sentisse ancora in dovere di aiutarlo. Con tali soldi riesce a pagare le cure alla madre, ricoverata in una costosissima clinica.

 In “Soffocare” si incontrano una grande varietà di personaggi: dalle  studentesse che si fanno violentare per finta (attente a non sporcare il copriletto) e donne realizzate che cercano avventure nei bagni dei Concorde (business class,), alle degenti anziani – con le loro patologie – che cercano chi accusare per i guai della loro vita.

Il mondo descritto è quello di oggi, dove l’unica via d’uscita sembrerebbe quella di infrangere le regole, andare oltre ai limiti, farsi di droga, farsi di sesso, farsi di alcol, farsi di cibo per poter staccare anche un solo attimo.
Viene evidenziata l’ esigenza dell’uomo di essere utile agli altri, di essere amato e la ricerca spasmodica di un senso in quello che facciamo affinchè la nostra vita abbia un senso e qualcuno possa dirci “Bravo”.

“Io ho bisogno che qualcuno abbia bisogno di me, ecco cosa. Ho bisogno di qualcuno per cui essere indispensabile. Di una persona che si divori tutto il mio tempo libero, il mio ego, la mia attenzione. Qualcuno che dipenda da me. Una dipendenza reciproca. [...] Come una medicina, che può farti bene e male al tempo stesso.”

Nel romanzo Palahniuk ci offre una soluzione: il lasciapassare per una vita serena sta nel lasciarsi andare all’immaginazione, alle idee. L’immaginazione và oltre la realtà e può permetterci di creare un mondo sempre nuovo fatto ad hoc per noi. Questo non vuol dire estraniarsi ma lavorare con la mente per costruire qualcosa che sia positivo, almeno per noi stessi!

 

 

Alice e la sua scatola

•January 8, 2011 • Leave a Comment

 Alice aprì quella scatola che era ora ormai sigillata da un anno e che non aveva avuto il coraggio di aprire fino a quel momento. Aveva il cuore in gola, sentiva il sangue scorrere fortissimo nelle sue vene azzurre visibili sotto la sua pallida pelle al profumo di cocco.

 Nonostante fosse passato tanto tempo ancora le emozioni si agitavano in lei: era come una farfalla che si agita intorno ad una lampadina accesa.

 La scatola era fatta di paglia, colorata con la tempera verde di cui ancora a distanza di mesi ne sentiva l’odore.

 Con un movimento rapido, quasi come per non avere il tempo di ripensarci, Alice la aprì.

 Sei anni della sua vita erano lì, tutti rigorosamente ordinati e incastrati come col Tetris…era sbalordita: alcune cose era riuscita a rimuoverle e quasi non le ricordava più!

La memoria umana è così strana, a volte si riescono a ricordare dettagli particolari lontanissimi, altre volte neanche le azioni di qualche minuto prima. 

Aveva messo su un vecchio cd dei Rem…era come se volesse affrontare il suo passato una volta per tutte.

Sulle note di “Everybody Hurts”, Alice, dalla pelle delicatamente profumata al cocco, aveva tirato fuori un album di fotografie e lo stava sfogliando.

Non era triste, un sorriso le solcava il volto. Ma quel sorriso aveva un retrogusto un po’ amaro: era sicura che non ci sarebbero più state foto come quelle che stava osservando.

 Le fotografie erano stampate chissà su quale carta scadente, tanto che a distanza di un solo anno i bordi già iniziavano ad ingiallire.

Nella mente di Alice riaffioravano pian piano ogni singolo giorno della sua ultima relazione con colui che considerava l’uomo della sua vita…povera ragazza, da piccola aveva visto troppi cartoni della Disney e aveva sempre creduto nel Principe Azzuro!

Dopo le foto, venivano fuori come dal cilindro di un mago (o dalla borsa di Mary Poppins se volete) peluches di ogni tipo e dimensione…ma perché i ragazzi si ostinano a regalare miliardi di pupazzi alla proprie ragazze e queste sono costrette a conservarli in scatoloni ogni volta…perché si sa, alla fine non è “e vissero per sempre felici e contenti”!

 C’era quella bottiglia di profumo che amava tanto: era stato il primo regalo che Lui le aveva fatto. Non amava tanto il profumo ma il pensiero di Lui impacciato nella scelta di un regalo che fosse solo per Lei, pensato per Lei ..quando ancora di Lei non sapeva nulla.

Le venne in mente l’occasione quando glielo diede…erano così giovani e imbranati!

Alice era rimasta con lo sguardo fisso sulla confezione del profumo e tenendola stretta nelle sue mani non si era accorta che stava facendo tardi. Aveva passato tutto il pomeriggio tra i ricordi!

Erano le 20 e doveva prepararsi.

Sotto il getto di acqua calda della sua doccia pensava a come avrebbero reagito Biancaneve e La Bella Addormentata nel bosco, Aurora, se fossero state lasciate dal Principe Azzurro l’una e dal Principe Filippo l’altra (questo la Disney non lo ha mai proposto!) e nello stesso tempo cercava di sciogliere quei ricordi.

Mette la sua crema al cocco sulla sua pelle ancora umida, si trucca un po’ per mascherare quell’aria un po’ stanca e malinconica, indossa quel bel vestito che la far sentir bene…

Ecco lo squillo…è arrivato il “nuovo Principe Azzuro”!

    

Uomini e donne non andranno mai d’accordo

•January 7, 2011 • 2 Comments

Dopo aver letto un articolo sulle differenze tra uomo e donna su Repubblica.it,  ho iniziato a ricercare in rete come affrontano questa tematica psicologi e studiosi di antropologia e tra le tante cose che ho letto voglio riportare tre casistiche riguardo il modo di comunicare tra i due sessi. Premetto che non amo generalizzare e banalizare su questo argomento….però non posso negare e questi tre casi sintetizzano in maniera semplice e sarcastica le differenze che intercorrono tra Noi, cari uomini e care donne!!!

 

La matematica ci viene in aiuto per semplificare i diversi approcci che uomini e donne hanno col telefono/cellulare per chiamare i rispettivi “partners” :

1) l’uomo ti chiama a intervalli fissi seguendo una funzione periodica.

2) la donna segue una curva esponenziale crescente.

 

In base alla tempistica della telefonata:

1) Se lui chiama prima è appiccicoso

2) Non mi chiama: è uno str**o.

 

Ed ora i tre casi:

caso 1

Lei chiamerebbe Lui dopo 7 giorni dal primo appuntamento/contatto. Ipotiziamo che  lui è solito chiamare il 7° giorno. Lei riceve la chiamata, mentre desidera riceverla. Pensa. “Lui mi ama, gliela do”.

Lui pensa: “Lei me la da, la amo”.

caso 2

Lei chiamerebbe Lui dopo 7 giorni dal primo appuntamento/contatto. Ipotiziamo che  Lui è solito chiamare il 6° giorno.

Lei,  non provando ancora il desiderio di chiamarlo, pensa: “Ma che vuole?!? Come si permette!” e quindi: non gliela da.

Lui, sapendo che sta chiamando una che dopo non gliela da, pensa: “siccomme desideravo sentirla, ma lei non me la da, allora io la amo, lei non mi ama, ma lei non mi ama perché è più forte di me!”. Di conseguenza la donna diventa regina, e lui è retrocesso a pedone.

 

caso 3

È il più interessante.

Lei chiamerebbe dopo 7 giorni dal primo appuntamento/contatto. Lui è solito chiamare l’8° giorno. Quindi è lei che è  chiama lui. Per lui parte bene. Cosa pensa lui? “Questa me la da”. E lui se la fa dare. Poi sparisce fino al nuovo picco che cade 8 giorni dopo, perché prima non sente la necessità di sentire una che già gliel’ha data.

Lei dice. “Io lo amo, gliel’ho dimostrato, allora lui è proprio str***o.”

Lui potrebbe contromeditare con riflessioni tipo: “Non la amo perché è solo una tr**a”.

…Come finirà?

 

Naturalmente schematizzare comportamenti dettati da sensazioni e sentimenti, quindi irrazionali, in tre punti soltanto è piuttosto riduttivo….ma ditemi chi non si è trovato mai in una di queste tre situazioni!

 

Caterina Pepe

 
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